La CEDU emette sei sentenze nei confronti dell’Italia, violati gli articoli 6 e 8 della Convenzione e 1 del Protocollo n. 1

Strasburgo, 22 agosto 2011 – Nel mese di luglio 2011, la CEDU ha emesso sei sentenze nei confronti dell’Italia.

I casi esaminati e decisi dalla CEDU sono i seguenti:

Sneersone e Kampanella c. Italia (ricorso n. 14737/09), sentenza del 12 luglio 2011, un caso di rimpatrio di un minore che viveva con la madre il Lettonia. La CEDU ha dichiarato la violazione dell’articolo 8 della Convenzione perché l’Italia aveva disposto il rimpatrio del minore senza tenere nella dovuta considerazione il rischio di problemi psicologici importanti in caso di allontanamento dello stesso dalla madre con cui aveva sempre vissuto. Inoltre, i giudici italiani non avevano proceduto ad un accertamento accurato della situazione del padre a cui era stato riconosciuto l’affidamento esclusivo del bambino. La CEDU ha condannato l’Italia a pagare a titolo di risarcimento per i danni morali subiti la somma di 10.000 euro e a titolo di rimborso per le spese e competenze di lite la somma di 5.000 euro.

Macrì e altri c. Italia (ricorso n. 14130/02), sentenza del 12 luglio 2011, un caso di espropriazione indiretta. La CEDU ha dichiarato la violazione dell’articolo 1 del Protocollo n. 1, condannando l’Italia a pagare per i danni materiali subiti la somma di 554.000 euro, nonché la somma di 10.000 euro per i danni morali. La CEDU ha inoltre condannato l’Italia a risarcire la somma di 20.000 euro per le spese e competenze di causa.

Maioli c. Italia (ricorso n. 18290/02), sentenza del 12 luglio 2011, un caso di esproprio con contestuale vincolo di inedificabilità preordinato all’esproprio. La CEDU ha dichiarato la violazione dell’articolo 1 del Protocollo n. 1, condannando lo Stato italiano a risarcire ai ricorrenti a titolo di danni materiali la somma globale di 150.000 euro e a titolo di danni morali la somma di 5.000 euro.

Pozzi c. Italia (ricorso n. 55743/08) e Paleari c. Italia (ricorso n. 55772/08), due sentenze del 26 luglio 2011, due casi riguardanti l’applicazione della misura di prevenzione della confisca, dove i ricorrenti hanno eccepito la violazione dell’articolo 6 §§ 1, 2 e 3 b) e c) della Convenzione, nonché 1 del Protocollo n. 1. La CEDU ha dichiarato la violazione dell’articolo 6 § 1 della Convenzione perché la procedura in camera di consiglio non prevede il dibattimento in pubblica udienza. Tutte le altre eccezioni sono state invece respinte.

Capriati c. Italia (ricorso n. 41062/05), sentenza del 26 luglio 2011, un caso riguardante la durata eccessiva di un procedimento davanti alla Corte dei Conti. La CEDU ha dichiarato la violazione dell’articolo 6 § 1 della Convenzione (eccessiva durata), condannando lo Stato italiano a risarcire i danni morali quantificati nella somma di 2.100 euro.

La risoluzione del C.S.M. in materia di abbreviazione dei termini di prescrizione segnala rilevanti e significative ricadute sui meccanismi processuali

Verona, 12 aprile 2011 – Nei giorni scorsi il Consiglio Superiore della Magistratura ha dato il suo parere sul DDL 3137, in questi giorni in discussione alla Camera dei Deputati. Il decreto legislativo è quello che riguarda le misure contro la durata indeterminata dei processi.

Con il suo parere il C.S.M. ha segnalato la rilevante e significativa ricaduta dell’intervento legislativo sui meccanismi processuali.

In merito poi alla durata eccessiva dei processi il C.S.M. ha fatto riferimento al fatto che la CEDU ha  condannato l’Italia in relazione al diritto di ogni persona a che la sua causa sia esaminata entro un termine ragionevole.

Il C.S.M. ha affermato che “la Corte di Strasburgo ha considerato il tempo impiegato, nell’ambito dei giudizi celebrati in Italia, per esaminare il merito della causa ed ha affermato la responsabilità dello Stato discendente dalla violazione dell’art. 6, § 1, della Convenzione EDU. E la Corte ha pure posto a carico dello Stato italiano una liquidazione supplementare rispetto a quella riconosciuta dalle Corti d’Appello nel quadro della Legge Pinto, ritenendo che detta previsione non fornisca una riparazione equa del ritardo subito.

La giurisprudenza della Corte di Strasburgo, così sinteticamente richiamata, va in direzione opposta rispetto alla proposta riduzione dei termini di prescrizione del reato che si risolve in un meccanismo che ostacola l’accertamento sul merito della questione dedotta in giudizio.

Invero, il diritto consacrato dall’art. 6 della Convenzione, e prima di essa dagli articoli 24 e 111 della nostra Costituzione, è anzitutto che il processo ci sia e che sia un processo che si concluda con una decisione di merito. In secondo luogo che sia un processo di durata ragionevole ed improntato agli altri principi descritti dalla norma costituzionale. Ciò che si chiede all’ordinamento italiano è, cioè, di trovare gli strumenti per accelerare lo svolgimento dei processi facilitando l’accertamento giudiziario, non certo di favorire l’espunzione dei reati prima ancora che ci sia una decisione nel merito.”