I leader politici hanno un ruolo centrale nel contrastare il razzismo e i crimini generati dall’odio

Strasburgo, 21 marzo 2014 – La volontà e la leadership politiche sono essenziali per contrastare il razzismo, la discriminazione e i crimini generati dall’odio, hanno affermato oggi i capi di tre istituzioni intergovernative per i diritti dell’uomo in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale.

Il direttore dell’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti dell’uomo (ODIHR) dell’OSCE, il presidente della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI) del Consiglio d’Europa e il direttore dell’Agenzia dell’UE per i diritti fondamentali (FRA) hanno affermato che non contrastare il razzismo in modo diretto ed efficace contribuisce ad aumentare l’emarginazione e la vulnerabilità degli individui e delle comunità bersaglio.

I capi delle tre organizzazioni hanno detto che porteranno avanti la loro collaborazione per la sensibilizzazione sul razzismo e il suo impatto e per fornire sostegno ai governi per la prevenzione e la lotta contro tutte le forme di discriminazione razziale.

Le Nazioni Unite hanno proclamato il 21 marzo Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale nel 1966, in memoria delle 69 persone uccise sei anni prima a Sharpeville, Sudafrica, durante una manifestazione pacifica di protesta contro il sistema dell’apartheid.

Consultazione pubblica sul futuro della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo

Strasburgo, 20 novembre 2013 – Il Consiglio d’Europa ha indetto una consultazione pubblica sul futuro a lungo termine del sistema europeo dei diritti dell’uomo basato sulla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e la Corte Europea di Strasburgo.

Persone singole e organizzazioni sono invitate a contribuire su ogni aspetto del sistema convenzionale, tra cui:

·         le sfide a cui la Convenzione e la Corte dovranno far fronte in futuro
·         il ruolo della Corte nella protezione e nell’interpretazione dei diritti individuali
·         le riforme possibili per contribuire alla riduzione del numero di casi in attesa alla Corte
·         la procedura di esecuzione delle sentenze della Corte e il ruolo delle autorità nazionali
·         il pagamento di un rimborso ai richiedenti.

I primi contributi devono essere sottomessi tramite il sito web del Consiglio d’Europa prima di lunedì 27 gennaio 2014, alle ore 12.00 (ora francese). Alcune persone od organizzazioni che hanno contribuito a tale consultazione potranno essere invitate a partecipare al seguito delle discussioni.

Un gruppo di esperti nazionali nominati dagli Stati membri del Consiglio d’Europa esaminerà le informazioni ricevute. Sarà poi presentato un rapporto al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa entro il 15 aprile 2015.

Tale procedura è il risultato della Conferenza di Brighton del 2012 sul futuro della Corte europea dei diritti dell’uomo.

 

Il Comitato anti-tortura del Consiglio d’Europa preoccupato per il sovraffollamento delle carceri in Italia

carcereStrasburgo, 20 novembre 2013 –  Il Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa (CPT) ha pubblicato ieri il rapporto sull’ultima visita in Italia effettuata nel maggio del 2012. In tale rapporto, il CPT esprime preoccupazione per il sovraffollamento delle carceri italiane. Il Comitato ha altresì pubblicato il rapporto relativo alla visita ad hoc del giugno del 2010. I due rapporti sono stati pubblicati assieme alle risposte del governo italiano (2012 ; 2010).

In occasione della visita del 20120 sugli edifici penitenziari visitati, i detenuti giudicano generalmente positivo il modo in cui vengono trattati. Tuttavia, nel carcere di Vicenza, la delegazione del CPT ha raccolto un certo numero di accuse di maltrattamenti (calci e pugni) inflitti ai detenuti dal personale penitenziario e di ricorso eccessivo alla forza. Il Comitato raccomanda che siano stabilite chiare procedure di segnalazione di tali accuse agli organismi coinvolti.

Le condizioni materiali di detenzione sono per molti aspetti accettabili nelle carceri visitate, con un’eccezione di rilievo: il carcere dell’Ucciardone di Palermo dove la maggior parte delle unità di detenzione sono in cattivo stato e in cui il livello d’igiene lascia a desiderare.

L’importante sovraffollamento costituisce un’altra causa di preoccupazione dell’insieme degli edifici visitati nel 2012; nel carcere di Bari, per esempio, la delegazione del CPT ha costatato che 11 detenuti sono ospitati in una stanza di circa 20 m². Le infermerie sono ben attrezzate ma assicurare la riservatezza degli esami medici dei detenuti e delle informazioni mediche resta ancora un problema.

Nella risposta, le autorità italiane informano il CPT sulle misure intraprese per porre fine ai maltrattamenti nel carcere di Vicenza. Inoltre, insistono sugli sforzi impiegati in vista di potenziare le capacità globali del parco penitenziario nel breve termine e forniscono una relazione sulle misure legislative intraprese in vista della promozione di una gamma più elaborata di soluzioni alternative alla detenzione.

Il CPT ha raccolto un certo numero di accuse di maltrattamenti fisici inflitti dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri che coinvolgono specialmente migranti stranieri nella regione di Milano. Le condizioni di detenzione osservate dal Comitato nei locali delle forze dell’ordine sembrano nell’insieme accettabili. Tuttavia, le condizioni materiali nelle stanze della questura di Palermo e Firenze sono mediocri. Nella risposta, le autorità dichiarano la sospensione dell’utilizzo delle suddette stanze.

Per quanto riguarda la detenzione dei migranti, in virtù della legge sugli stranieri, un certo numero di accuse relative al ricorso eccessivo alla forza da parte dei Carabinieri e degli agenti della Polizia di Stato durante le operazioni di ricerca sono state raccolte al centro di identificazione ed espulsione di Bologna (CIE). Le condizioni materiali erano adeguate in termini di spazio vitale; tuttavia, il reparto maschile del centro è in cattivo stato a causa di atti di vandalismo commessi dagli ospiti del centro stesso. Il CPT è rimasto positivamente colpito dai servizi di assistenza sanitaria e dal lavoro effettuato dai mediatori culturali.

Il rapporto relativo alla visita ad hoc del 2010 affronta le questioni della prevenzione dei suicidi in carcere e del passaggio di responsabilità sanitarie offerte in ambiente penitenziario alle autorità regionali. Viene altresì abbordato il tema del sistema che obbliga le forze dell’ordine e gli addetti penitenziari a riportare casi di maltrattamenti, oltre alla valutazione dell’efficienza delle indagini in tre casi specifici.