Respingimenti in mare, il caso Hirsi e altri c. Italia verrà discusso dalla CEDU in Grande Camera

Strasburgo, 3 marzo 2011 – La seconda sezione della CEDU ha deciso di rimettere alla Grande Camera il caso Hirsi e altri c. Italia (ricorso n. 27765/09), comunicato al Governo ancora nel novembre 2009.

In questo caso i ricorrenti, undici somali e tredici eritrei, migranti clandestini che avevano lasciato la Libia con un’imbarcazione per raggiungere le coste italiane, vennero intercettati in mare e rinviati immediatamente in Libia a bordo di navi militari italiane.

La legge elettorale n. 270/2005, comunemente conosciuta come “Porcellum”, all’esame della CEDU: nel dicembre 2009 comunicati al Governo italiano diciassette ricorsi con cui si contesta la violazione dell’articolo 3 del Protocollo n. 1 della Convenzione

Strasburgo, 8 settembre 2010 – In questi ultimi tempi in Italia si parla molto della validità della legge elettorale n. 270/2005, definita dal suo principale ideatore, il ministro Roberto Calderoni, “una porcata”. Proprio per questa affermazione la legge è stata denominata “Porcellum” dal politologo Giovanni Sartori.

Ricordo che questa legge ha introdotto in Italia un sistema radicalmente differente da quello precedente, introducendo un sistema proporzionale corretto, a coalizione, con premio di maggioranza ed elezione di più parlamentari contemporaneamente in collegi estesi, senza possibilità di indicare preferenze.

Tale legge è stata applicata in due occasioni e precisamente alle elezioni del 2006 e del 2008.

Ora è bene sapere che a seguito della seconda consultazione elettorale, alcuni cittadini italiani hanno pensato bene di presentare ricorso alla CEDU, lamentando la violazione dell’articolo 3 del Protocollo n. 1 che sancisce il diritto a libere elezioni. Tale articolo statuisce che “Le Alte Parti contraenti si impegnano a organizzare, a intervalli ragionevoli, libere elezioni a scrutinio segreto, in condizioni tali da assicurare la libera espressione dell’opinione del popolo sulla scelta del corpo legislativo”.  Alcuni dei ricorrenti hanno lamentato anche la violazione degli articoli 6 § 1 (diritto ad un processo equo) e 13 (diritto ad un ricorso effettivo) della Convenzione non esistendo a livello nazionale un ricorso effettivo per rimediare alla violazione dell’articolo 3 del Protocollo n. 3.

Riguardo ai fatti, nella comunicazione del 16 dicembre 2009 si legge che i ricorrenti hanno focalizzato la loro attenzione sulla legge n. 270/2005, che non permette l’elezione diretta dei rappresentanti da parte dei suoi elettori, spiegando che i partiti politici presentano delle liste di candidati  “bloccate”, ossia che l’ordine dei candidati eletti su una lista è fissato dal partito stesso e gli elettori non possono esprimere la loro preferenza per un candidato in particolare. Sempre i ricorrenti hanno esposto che il partito o la coalizione che ha ottenuto per la Camera dei Deputati il più gran numero di voti espressi a livello nazionale ha diritto ad un premio che permette di ottenere 340 dei 630 seggi, che corrisponde al 54% dei seggi. Al Senato il premio è invece attribuito a livello regionale: la coalizione che arriva in testa in una Regione ottiene il 55% dei seggi della regione. I ricorrenti fanno inoltre presente che sono previste delle soglie di sbarramento per ottenere dei seggi, ovvero tre soglie per la Camera dei Deputati (10% – 4% – 2%) e tre soglie per il Senato della Repubblica (20% -8%-3%), che si applicano rispettivamente alle coalizioni dei partiti, ai partiti che non fanno parte di una coalizione e ai partiti che fanno parte di una coalizione. I ricorrenti fanno infine presente che non è prevista alcuna soglia minima di consenso né alla Camera né al Senato per l’ottenimento dei premi di maggioranza.

I ricorrenti hanno poi ricordato la crisi di governo del 6 febbraio 2008 e la conseguente indizione delle nuove elezioni, fissate per il 13 e 14 aprile 2008, il fatto che le tre consultazioni referendarie volte all’abrogazione parziale della legge n. 270/2005 fossero state ammesse dalla Corte costituzionale e che il successivo referendum, svoltosi il 21 giugno 2009 non avesse raggiunto il quorum elettorale richiesto.

Alcuni dei ricorrenti hanno inoltre impugnato davanti al T.A.R. del Lazio il provvedimento di convocazione del corpo elettorale del febbraio 2008, sollevando questione di legittimità costituzionale sulla compatibilità della nuova legge elettorale con diversi articoli della Costituzione. Sia il T.A.R. che il Consiglio di Stato successivamente hanno dichiarato  il ricorso irricevibile.

La CEDU, comunicando i ricorsi, ha richiesto al Governo italiano di rispondere alle seguenti domande:

1.     se la disciplina elettorale delle liste bloccate, cosi come introdotta dalla legge n. 270/2005 abbia violato il diritto dei ricorrenti a partecipare, in occasione dello scrutinio legislativo del 13 e 14 aprile 2008, ad elezioni che assicurino la libera espressione dell’opinione popolare sulla scelta del corpo legislativo, ai sensi dell’articolo 3 del Protocollo n. 1 della Convenzione, tenuto anche conto di ciò che queste liste possono comportare tanto per i candidati che per il numero totale dei seggi da attribuire nella circoscrizione;

2.     se i ricorrenti abbiano avuto a loro disposizione, come lo richiede l’articolo 13 della Convenzione, un ricorso interno effettivo attraverso il quale avrebbero potuto promuovere le loro eccezioni di violazione dell’articolo 3 del Protocollo n. 1 della Convenzione;

3.     se la disciplina elettorale del premio di maggioranza, cosi come introdotto dalla legge n. 270/2005, costituisca una violazione del diritto dei ricorrenti di partecipare ad elezioni che assicurino la libera espressione d’opinione popolare sulla scelta del corpo legislativo, ai sensi dell’articolo 3 del Protocollo n. 1, tenuto anche conto del fatto che nessuna soglia minima di consenso è prevista per l’ottenimento di tali premi.

A mio avviso i diciassette ricorsi comunicati al Governo italiano permetteranno alla CEDU di esaminare attentamente il sistema introdotto dalla legge n. 270/2005, valutando sia la sua compatibilità con quando statuito dall’art. 3 del Protocollo n. 1, ma permettendole anche di esaminare se la mancanza, a livello nazionale, di un ricorso effettivo per proteggere a livello interno il diritto a libere elezioni possa violare l’articolo 13 della Convenzione.

Ritengo che la futura pronuncia della CEDU potrà essere di ulteriore stimolo alla modifica dell’attuale sistema elettorale italiano, censurato da più parti e incapace, in ultima analisi, di garantire che il corpo legislativo rappresenti la volontà degli elettori.

Smaltimento dei rifiuti in Campania, la CEDU comunica al Governo italiano il caso DI SARNO e altri c. Italia

Strasburgo, 5 agosto 2009 – Il 3 giugno 2009, la CEDU ha comunicato il caso DI SARNO  e altri c. Italia (ricorso n. 30765/08) al Governo italiano.

Si tratta di una vicenda riguardante il grave problema dello smaltimento dei rifiuti in Campania.

I ricorrenti lamentano la violazione da parte dell’Italia degli articoli 2 e 8 della Convenzione, perché le autorità pubbliche si sarebbero astenute dall’adottare le misure necessarie a garantire il funzionamento del servizio pubblico di raccolta, trattamento ed eliminazione dei rifiuti, avrebbero inoltre posto in essere una cattiva politica legislativa e amministrativa, danneggiando gravemente l’ambiente e la regione, mettendo in pericolo di vita degli stessi ricorrenti e, in generale, quella di tutta la popolazione locale.

Le autorità pubbliche avrebbero inoltre omesso di informare i ricorrenti dei rischi legati al fatto di abitare in un territorio inquinato.

I ricorrenti lamentano inoltre la violazione degli articoli 6 e 13 della Convenzione, in quanto le autorità italiane non avrebbero adottato alcuna iniziativa per salvaguardare i diritti degli aventi diritto. Inoltre la magistratura avrebbe proceduto penalmente nei confronti dei responsabili nella “gestione” dei rifiuti con grave ritardo.

Il Governo italiano dovrà rispondere alla CEDU su diverse questioni e precisamente:

  1. se i danni all’ambiente denunciati dai ricorrenti possano incidere direttamente sul loro benessere; in altri termini, se i ricorrenti possono pretendersi vittime della violazione degli articoli 2 (diritto alla vita) e 8 (diritto al rispetto della vita privata, familiare e del domicilio), oltre che della violazione al diritto alla salute e alla vita;
  2. se i ricorrenti disponevano di un sistema di ricorso interno effettivo ed accessibile, ai sensi degli articoli 35 §1, 6 e 13 della Convenzione, per poter denunciare le violazioni lamentate;
  3. se esista un pregiudizio al diritto alla vita dei ricorrenti, in pratica se si possa ritenere che lo Stato abbia adottato tutte le misure necessarie e pertinenti per impedire che la vita dei ricorrenti fosse messa in pericolo:
  4. se esista un pregiudizio al diritto dei ricorrenti al rispetto della loro vita privata e familiare e del loro domicilio, oltre che al loro diritto alla salute ai sensi dell’articolo 8 della Convenzione; in altri termini, se lo Stato abbia esercitato, da un lato, il dovere di vigilanza e, dall’altro lato, abbia preso le misure adeguate per proteggere i diritti dei ricorrenti, fornendo tutte le informazioni che permettessero di valutare in che misura i ricorrenti erano esposti a rischi legati all’attività di raccolta, trattamento ed eliminazione dei rifiuti.

La CEDU ha inoltre invitato il Governo italiano ad indicare se le società concessionarie del servizio di raccolta, trattamento ed eliminazione dei rifiuti nella Provincia di Napoli possano essere qualificati come organismi di Stato, in particolare per quanto riguarda il loro statuto e la natura del servizio fornito.

La comunicazione riporta tutta la vicenda.

Si parte dal 1994, anno in cui l’allora Presidente del Consiglio dei Ministri dichiara lo stato di emergenza per la Regione Campania, a causa dei gravi problemi relativi allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Tale stato di emergenza viene prorogato senza soluzione di continuità sino al presente. La gestione dello stato di emergenza, dall’11 febbraio 1994 al 23 maggio 2008, viene affidato a “Commissari straordinari” designati via via dal Presidente del Consiglio dei Ministri, assistiti da vice-commissari.

Riguardo alla gestione dei rifiuti fino al 2003, la CEDU ricorda che la legge regionale n. 10 del 10 febbraio 1993 aveva fissato le linee direttrici per un piano di eliminazione dei rifiuti in Campania e che nel 1997 il Presidente della Regione, al contempo Commissario straordinario, approva il Piano Regionale per lo Smaltimento dei Rifiuti in Campania, prevedendo anche la costruzione di cinque termodistruttori.

Nel 1998 l’allora Presidente della Regione e Commissario straordinario bandisce una gara d’appalto per la concessione decennale del servizio di trattamento ed eliminazione dei rifiuti prodotti nella provincia di Napoli. A seguito della procedura di aggiudicazione, il 20 marzo 2000 il servizio viene affidato ad un gruppo di imprese, le società Fisia Impianti S.p.A., Impregilo S.p.A., Bacock Kommunal GmbH, Deutsche Babcock Anlagen GmbH e Evo Oberhausen AG. Il contratto viene stipulato in data 7 giugno 2000. Secondo gli accordi, devono essere costruiti centri di produzione di CDR in Caivano e Tufino entro 300 giorni a contare dall’aprile 2000 e quello di Giuliano entro 270 giorni a partire dal marzo 2000. Un impianto termovalorizzatore di CDR ad Acerra, deve essere costruito entro 24 mesi, ma a far data da stabilirsi in seguito.

Nel frattempo, nel 1999, il Commissario straordinario bandisce una gara d’appalto per la concessione del servizio di eliminazione dei rifiuti. Vince la gara il gruppo FIBE s.p.a. Il contratto viene stipulato in data 5 settembre 2001. Secondo gli accordi la FIBE s.p.a deve costruire e gestire sette centri di produzione di CDR e due impianti termovalorizzatori di CDR.

Tra il 2001 e il 2003 vengono costruiti sette centri di produzione di CDR e precisamente a Caivano, Pinodardine, Santa Maria Capua Vetere, Giuliano, Casalduni, Tufino e Battipaglia.

La CEDU punta poi l’attenzione su una prima procedura penale, con numero di RGNR 15940/03, aperta dalla Procura presso il Tribunale di Napoli. Nel luglio 2007 vengono rinviati a giudizio, diversi amministratori e dipendenti delle società Fisia Italimpianti S.p.A., FIBE s.p.a., FIBE Campania s.p.a., Impregilo s.p.a., Gestione Napoli s.p.a., nonché il Commissario straordinario in carica dal 2000 al 2004 e diversi funzionari del suo ufficio. I reati contestati sono frode, inesecuzione di contratti pubblici, truffa, interruzione di pubblico servizio o di servizio di pubblica necessità, abuso d’ufficio, falso ideologico commesso da pubblico ufficiale e attività e gestione di rifiuti non autorizzata, fatti commessi tra il 2001 e il 2007. Vengono contestati anche violazioni legate a inesecuzione o difformità nell’esecuzione delle obbligazioni nascenti dai contratti di concessione del 2000 e del 2001. Il 29 febbraio 2008, il G.U.P. del Tribunale di Napoli dispone il rinvio a giudizio degli imputati, fissando l’udienza dibattimentale davanti al Tribunale di Napoli per il 14 maggio 2008.

Riguardo poi al trattamento dei rifiuti dal 2005 al 2008, la CEDU ricorda innanzitutto che lo Stato italiano interviene nella vicenda, emettendo un decreto-legge (n. 245 del 30 novembre 2005, poi convertito in legge n. 21 del 27 gennaio 2006) con cui risolve i contratti di concessione stipulati nel 2000 e nel 2001. In ogni caso, per garantire la continuità nella gestione dei rifiuti, lo Stato stabilisce che le società, ex-concessionarie, avrebbero dovuto continuare la loro attività fino alla conclusione di una nuova procedura di aggiudicazione e comunque entro e non oltre il 31 dicembre 2007. Nell’agosto 2006 viene bandita una gara d’appalto, ma alla CEDU non risulta che  siano state individuate nuove imprese aggiudicatici. Sembra invece che la società FIBE s.p.a., la società FIBE Campania s.p.a. e la Fisia Italimpianti s.p.a. abbiano continuato la loro attività, sotto la supervisione del Commissario straordinario. Tra il 2006 e il 2007 si susseguono le nomine dei diversi Commissari e la grave situazione non accenna ad essere risolta. Prosegue la stato d’emergenza che genera interventi d’urgenza fino ad arrivare all’emissione del decreto-legge n. 90 del 23 maggio 2008, convertito in legge n. 123 del 14 luglio 2008, con cui il capo del Dipartimento della protezione civile viene nominato sottosegretario di Stato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e incaricato della gestione dello stato di emergenza fino al 31 dicembre 2009, in sostituzione del Commissario straordinario. Questi viene autorizzato ad aprire dieci nuove discariche nella regione, di cui due a Terzino e a Chiaiano, in deroga alle disposizioni in vigore in materia ambientale e d’igiene e salute. Il decreto-legge n. 90/08 autorizza anche il trattamento di certe categorie di rifiuti nell’impianto termovalorizzatore di CDR d’Acerra, in deroga all’avviso della Commissione di valutazione di impatto sull’ambiente del 9 febbraio 2005, oltre che alla realizzazione di impianti termovalorizzatori di CDR a Santa Maria La Fossa (Caserta) e nei comuni di Napoli e Salerno.

La CEDU punta poi l’attenzione su una seconda procedura penale, avente numero di RGNR 40246/06, promossa sempre dalla Procura presso il Tribunale di Napoli. Questa inchiesta porta ad indagare sugli amministratori di FIBE s.p.a. e FIBE Campania s.p.a., oltre che sui responsabili dei centri di raccolta differenziata gestiti da  Fisia Italimpianti s.p.a., sui rappresentati della società di trasporto FS Cargo s.p.a. e su molti funzionari del Commissario straordinario.

La CEDU fa poi presente che anche la Commissione europea si interessa alla vicenda. L’attività della Commissione porta ad un procedimento per inadempimento nei confronti dell’Italia (caso C-297/08). Tale procedura è attualmente pendente.

La CEDU, per completare il quadro della situazione, fa presente che tra il 1997 e il 2008 vengono istituite in Italia tre Commissioni parlamentari d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illegali connesse, le quali, nei loro rapporti, denunciano lo stato grave esistente nella regione.

Infine la CEDU ricorda che nel settembre 2004, la rivista The Lancet Oncology, pubblica un articolo sui tassi di mortalità in costante aumento nelle zone di competenza della ASL n. 4 (Napoli), in particolare nelle città di Nola, Marigliano e Acerra. Secondo l’articolo i dati dimostrerebbero l’esistenza di un nesso di causalità tra l’inquinamento provocato dal trattamento non appropriato dei rifiuti e l’esistenza delle discariche illegali e il tasso elevato di mortalità per tumore presente nella regione.

Il caso è di grande attualità e merita molta attenzione. Dopo che il Governo italiano avrà fornito le risposte e i chiarimenti domandati dalla CEDU e che i ricorrenti avranno potuto fornire le loro osservazioni ulteriori, la CEDU deciderà sull’intera vicenda.

A mio parere, considerando la giurisprudenza sviluppatasi in materia, la CEDU accerterà le gravi violazioni contestate all’Italia. Sarà poi interessante leggere la motivazione della pronuncia, soprattutto sulla violazione del diritto alla salute e alla vita dei ricorrenti.

Segnalazione: per chi volesse leggere l’articolo della rivista The Lancet Oncology, apparsa al vol. 5 nel dicembre 2004,  citata nella comunicazione dalla CEDU, segnalo la traduzione libera a cura della redazione di EpiCentro