Il caso Trabelsi ha un precedente. Nel giugno 2008, l’Italia espulse il cittadino tunisino Essid Sami Ben Khemais

Strasburgo, 18 dicembre 2008 – Con l’espulsione di Trabelsi, l’Italia dimostra di non aver alcun rispetto delle indicazioni della CEDU. Ma fatto ancor più grave è che questo tipo di inosservanza si era già verificata nel giugno 2008, in un caso molto simile che riguardava un altro cittadino tunisino, Essid Sami Ben Khemais.

A seguito dell’espulsione illegittima di Essid Sami Ben Khemais, nel luglio 2008, la CEDU ha comunicato il ricorso al Governo italiano. Le questioni sollevate riguardano l’inosservanza delle misure provvisorie indicate ai sensi dell’art. 39 del Regolamento, che comporterebbero la violazione del diritto ad un ricorso cosi come garantito dall’art. 34 della Convenzione e la violazione degli articoli 2, 3 e 6 della Convenzione per aver proceduto all’espulsione del ricorrente. Prossimamente la CEDU deciderà, ma dai riferimenti giurisprudenziali riportati nella comunicazione, è facile prevedere che verrà accertata la violazione degli articoli menzionati.

Nonostante l’intervento della CEDU, l’Italia espelle un tunisino rimpatriandolo nel suo Paese d’origine

Strasburgo, 15 dicembre 2008 – Un ex-imam tunisino, Mourad Trabelsi, condannato in Italia per terrorismo internazionale, è stato espulso sabato 13 dicembre dalle autorità italiane verso la Tunisia, nonostante la CEDU avesse indicato all’Italia di non procedere.

Trabelsi era stato arrestato nel 2003 e quindi condannato a sette anni di reclusione per terrorismo internazionale. Recentemente rimesso in libertà dopo aver scontato la pena, aveva fatto ricorso alla CEDU contro l’espulsione dall’Italia perché in Tunisia avrebbe rischiato di essere incarcerato e sottoposto a tortura, pendendo su di lui una condanna per terrorismo. Nonostante ciò, il Ministro dell’Interno Roberto Maroni ha dichiarato a inizio dicembre di aver firmato un decreto di espulsione nei confronti di Trabelsi. Sabato scorso Trabelsi è stato condotto all’aeroporto di Milano e rimpatriato in Tunisia dove ci sono seri rischi di violazione della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo.

In merito a questa vicenda sono d’obbligo le seguenti considerazioni.

Si ricorda innanzitutto che una persona pur essendo ritenuta responsabile di atti terroristici di estrema gravità, non deve mai essere privata dei suoi diritti fondamentali. Se ciò avvenisse, la società democratica e i suoi principi fondanti verrebbero minacciati. Questo principio è stato sancito sia dal Consiglio d’Europa in una serie di documenti internazionali elaborati a partire dagli attacchi dell’11 settembre 2001 che dalla CEDU nella sua giurisprudenza.

In particolare la CEDU ha recentemente ribadito questo concetto nel caso Saadi c. Italia, [GC], n. 37201/06, sentenza del 28 febbraio 2008 (*). Leggendo questa pronuncia si comprendono quali siano le condizioni reali esistenti in Tunisia, perché i diritti fondamentali sono compressi a tal punto da far temere che un principio fondamentale come il divieto assoluto di tortura o di trattamenti e pene inumani o degradanti, garantito dall’art. 3 della Convenzione, possa essere violato in quel Paese.

Infine è doveroso ricordare che quando la CEDU interviene chiedendo ai sensi dell’art. 39 del suo Regolamento che si adottino determinate misure provvisorie e quando, come nel caso di specie, lo Stato non vi ottempera, c’è il concreto rischio di violazione dell’articolo 34 della Convenzione. Questo principio è stato ribadito nel caso Mamatkoulov e Askarov c. Turchia, [GC], nn. 46827/99 e 46951/99, §§ 39-53, CEDH 2005-I.

(*) La versione italiana della sentenza Saadi c. Italia si può trovare su www.osservatoriocedu.it

Espulsioni verso l’Afghanistan: la CEDU ha accolto la richiesta di applicazione delle misure provvisorie avanzata da undici cittadini afgani nei confronti della Francia

Strasburgo 18 novembre 2008 – Il 14 novembre scorso undici cittadini afgani hanno depositato alla CEDU un ricorso nei confronti della Francia. I ricorrenti, ristretti presso un centro di permanenza temporanea, erano in attesa di essere espulsi verso il loro Paese d’origine con un volo franco-britannico. Gli stessi hanno affermato che, in caso fossero stati espulsi verso l’Afghanistan sarebbero stati esposti al rischio reale di tortura o di maltrattamenti da parte dei talebani, in violazione dell’articolo 3 della Convenzione. I ricorrenti hanno inoltre lamentato la violazione dell’articolo 4 del Protocollo n° 4, che prevede il divieto di espulsioni collettive.

Il 17 novembre, la CEDU ha informato la Francia che, ai sensi dell’articolo 39 del Regolamento, i ricorrenti non dovevano essere rimandati in Afganistan.

Ricordo che nel 2005, la CEDU aveva già applicato l’articolo 39 del Regolamento per un ricorso riguardante un cittadino afgano, (Sultani c. Francia, ricorso n° 45223/05, sentenza del 20 settembre 2007).